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In occasione dell’Anno Internazionale della Luce e delle tecnologie basate sulla Luce proclamato dall’UNESCO per il 2015, il Salone Internazionale dell’illuminazione giunge alla sua 28a edizione. Il 2015 è quindi anche l’anno di Euroluce. Con 38.000 metri quadrati di spazio espositivo e 475 espositori italiani ed esteri tra i migliori del settore, Euroluce si conferma la fiera internazionale di riferimento del mondo della luce, dove protagoniste sono l’innovazione tecnologica e la cultura del progetto.
Tra i grandi temi che muovono la discussione culturale in questo 2015, la LUCE occupa dunque un posto particolare: luce come fenomeno fisico, ancora oggi di complessa lettura, luce come fenomeno metafisico di ancor più complessa lettura (ne scrivono, proprio in questi giorni, filosofi e teologi, ricordandoci un fondamentale grido che sta all’origine della storia dell’uomo: “Fiat Lux”). Quali quindi le principali tendenze nel mondo dell’illuminazione? Quali le similitudini e quali le differenze con il parallelo mondo dell’arredo? La luce combatte in questi ultimi tempi una battaglia figurativamente complessa: si tratta del rapporto tra materiale e immateriale. Il rapido sviluppo delle sorgenti a led, dopo un primo periodo caratterizzato, sia per i produttori che per i designer, dal “prendere le misure” del fenomeno, ha infatti “svuotato” di significato il tradizionale apparecchio illuminante. Il led, sorgente a lunga durata e sovente non sostituibile durante la vita dell’apparecchio, ha reso inutili molte giustificazioni funzionali e dimensionali alla forma dell’oggetto.
Insomma il modo di progettare la luce è profondamente cambiato e, sintetizzando, presenta due ipotesi alternative: la prima porta alla massima riduzione dell’oggetto lampada; la seconda porta invece alla riscoperta della forma, al di là della funzione stessa. Rispetto al primo indirizzo potremmo citare “Edgelighting” di Ernesto Ernesto Gismondi per Artemide, foglio sottilissimo (1,5 cm) di PMMA. Rispetto al secondo indirizzo, è paradigmatico l’approccio del maestro Ingo Maurer che propone addirittura un ironico monumento alla lampadina a incandescenza (“Monument for a bulb”).
Sicuramente presente anche una certa nostalgia per l’abitare borghese dell’inizio del secolo scorso come espresso in chiave futuribile da Ross Lovegrove per Artemide, con l’apparecchio a sospensione “Chlorophilia”, mettendo in gioco leggerissime foglie aeree che fanno luce, ma soprattutto proiettano magiche ombre. E un po’ magica, in chiave tecnologica, è anche la lampada operativa “Volée” di Odo Fioravanti per FontanaArte, che si accende con un colpo tennistico di volée e da sola si spegne (“time out”) dopo 8 ore di funzionamento. Insomma anche a Euroluce 2015 così come al Salone del Mobile i designer contemporanei si sono trasformati in storyteller.